Di Orazio Fergnani da "Gli scomunicati"
Oggi voglio evidenziare quattro episodi avvenuti in questi giorni nel silenzio più assoluto ed assordante dei media di Stato, data la gravità e nefandezza dei fatti non riesco a dare una priorità e quindi li inserisco a caso nell’enunciazione ed ognuno di voi farà la scaletta delle infamità secondo la sua morale personale.
Mi sono limitato nell’elencazione per non sovraccaricare il lettore di fardelli che certamente conosce, e mi riservo di trattare altri episodi in altri articoli che mi propongo di realizzare a breve.
EPISODIO UNO
Il primo riguarda il Commissario anticorruzione Gianfranco Tatozzi che ha inviato il 19 o il 18 dicembre 2006 le sue dimissioni a Romano Prodi.
Già nei giorni scorsi aveva lamentato l’ impossibilità di una politica seria e l’insensibilità nella lotta alla corruzione. Pesanti accuse all’esecutivo: "Vogliono cancellare l’ufficio"
Due giorni fa il maxi-emendamento alla Finanziaria che comporterà un effettivo e ripugnante colpo di spugna per i reati contabili.
Ieri l’Alto Commissario per la lotta alla corruzione Gianfranco Tatozzi, si è dimesso informandone con lettera ufficiale di dimissioni il presidente del Consiglio.
Tatozzi definisce la sua decisione "irrevocabile".
Il commissario spiega che con l’entrata in vigore del decreto Bersani si sopprimerà comunque definitivamente l’ufficio e quindi ne deriva una implicita volontà di neanche tanto nascosta e strisciante di sanatoria anche per i reati più gravi contro lo Stato e la Pubblica Amministrazione.
L’ex magistrato di Cassazione Tatozzi è stato nominato nel 2004, su proposta del governo Berlusconi.
Caspita Berlusconi ha nominato un magistrato contro la corruzione!!, vuoi vedere che alla fine Berlusconi è meno corrotto di Prodi?.
Il motivo principale dell’esistenza dell’ufficio era la prevenzione e il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito nella pubblica amministrazione. Fra i principali meriti attribuibili all’ufficio di Tatozzi le inchieste sulle gare d’appalto Anas, l’indagine sull’Asl di Vibo Valentia, sui concorsi universitari, le vendite degli immobili Inps, etc..-
Tatozzi pur avendo a disposizione un budget di 6,5 milioni di euro all’anno, sia nel 2005 che nel 2006, ha contenuto a 3 milioni di euro i costi di gestione perchè sensibile al problema della riduzione del costo dello Stato, e nonostante questo suo lodevole impegno ora si vede abolire definitivamente il Commissariato.
Per la cronaca Il sig. Prodi in questi mesi non ha mai voluto neppure incontrare Tatozzi.
Un ufficio essenziale, indispensabile, vitale e meritorio, il suo, per il recupero e ripristino della corretta vita sociale e civile, eppure questi quarantatrè dipendenti amministrativi più tre (3, solo tre) magistrati per combattere la corruzione di falangi di infami corrotti, saranno cancellati dal decreto Bersani, mentre, per puro esempio di confronto e paragone, una pletora di sfaccendati, nullafacenti maestri elementari, che per contratto lavorano circa una ventina di ore a settimana, invece sono stati assunti a larghe mani col proposito del tutto evidente di creare clientelismo politico.
Tatozzi ha più volte sottolineato i reiterati e ostinati tentativi di sopprimere l’alto commissario Anticorruzione, il primo tentativo imputabile al decreto legislativo Nicolais sulla semplificazione amministrativa.
Ora il rischio di chiusura lamentato da Tatozzi è ascrivibile all’articolo 29 del decreto Bersani, che prevede la chiusura degli Enti che entro il prossimo 4 gennaio 2007 non provvedano ad un riordino tramite Decreto del Presidente della Repubblica.-
Mi sembra di tutta evidenza, che non essendocene tempo non si può materialmente provvedere, e questo è da considerarsi un tentativo degno delle peggiori dittature, ambiguo, sotterraneo, subdolo, mimetizzato, ingiustificato ed arbitrario per cancellare l’alto commissario Anticorruzione".
Qualcuno ne ha sentito parlare in radio, televisione, giornali??
EPISODIO DUE
Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef, a settembre aveva rilasciato un comunicato stampa in cui denunciava che Goldman Sachs International, quarta banca d’affari nel mondo, aveva realizzato una ingegnosa truffa ai danni dello Stato italiano per 202 milioni di euro.
Come vice presidente e responsabile per l’Europa nel periodo incriminato (2002-2005) c’era un certo sig. Mario Draghi .
Qualcuno lo ha sentito nominare?
C’è un’indagine denominata “Easy Credit” della magistratura in corso e un’operazione delle Fiamme Gialle dalla Procura della Repubblica di Pescara, in quanto in quella città ha sede il centro operativo dell’Agenzia delle Entrate.
Erano già stati sequestrati quattro milioni di euro e all’inizio di settembre sono stati sequestrati valori per ulteriori 5
milioni di euro nella sede romana della Goldman Sachs.
Nel perio della reggenza di Mario Draghi era stato instaurato un meccanismo truffaldino attraverso cui le azioni di società italiane quotate in borsa, detenute anche da investitori istituzionali ( come fondi pensione e altri), appena prima del periodo di distacco delle cedole dei dividendi, venivano trasferite (per modo di dire) in altri paesi, prevalentemente in Inghilterra, così da evitare la doppia imposizione fiscale.
Immediatamente veniva preteso il rimborso, ma subito dopo i titoli tornavano in Italia, a stare a quanto dichiarato dall’Adusbef.
La domanda che pone e si pone Lannutti è che coerenza e liceità ci sia nell’azione di Draghi e Tommaso Padoa Schioppa, soprattutto in merito al fatto che il Tesoro si appoggia a Goldman Sachs come banca di riferimento privilegiata nel piazzamento dell’ultima emissione dei global bond decennali da 3 miliardi di dollari con scadenza 20 settembre 2016, attribuendo a questa banca in questo modo meriti e lqualifica di amministratore principale, assieme alle altre “Note” JP Morgan e City group, su cui sarebbe il caso di meditare, valutare, e comunque soprassedere in attesa del pronunciamento dei giudici in merito alle indagini in corso.
Le citate JP Morgan e City Group sono poi le banche internazionali più coinvolte nei tanto discussi e discutibili derivati finanziari e speculativi.
Mentre rastrellano banditescamente dei cittadini, non si può far finta di non vedere delle simili macroscopicità.
Qui i “giornalisti” non erano in sciopero, ma poverini, non se ne sono accorti, gli è sfuggita la notizia nel marasma dei lanci di agenzia.
EPISODIO TRE
Il terzo avvenimento, anch’esso passato sotto il silenzio più assoluto di tutti gli organi di informazione (poverini, come potevano, erano in sciopero per la libertà di stampa e la libertà tout court!)
Sabato 16 Dicembre 2006 è stato approvato il “nuovo statuto” di Bankitalia S.p.A., qualcuno ha sentito parlare di una notizia così importante?
Non rispondete, è una domanda volutamente retorica e provocatoria.
Ecco a confronto il vecchio ed il nuovo statuto all’articolo 3, che ormai da molti mesi era sotto attacco da parte di sani settori della vita pubblica e che ormai di fronte all’evidenza era in una posizione giuridicamente e moralmente indifendibile.
Per cui ecco la subitanea ed immediata soluzione di questo esecutivo …. Il Nuovo statuto della banca d’Italia, ma che necessità c’era, se non la necessità giuridica di salvarsi le chiappe? E di fare ancora qualche sporco osceno giochino?
Notare la evidente manipolazione dell’art. 3.
VECCHIA VERSIONE
ART. 3
Il capitale della Banca d’Italia è di 156.000 euro rappresentato da quote di partecipazione di 0,52 euro ciascuna (4). Le dette quote sono nominative e non possono essere possedute se non da:
a) Casse di risparmio;
b) Istituti di credito di diritto pubblico e Banche di interesse nazionale;
c) Società per azioni esercenti attività bancaria risultanti dalle operazioni
di cui all’ art. 1 del decreto legislativo 20.11.1990, n. 356;
d) Istituti di previdenza;
e) Istituti di assicurazione.
Le quote di partecipazione possono essere cedute, previo consenso del Consiglio superiore, solamente da uno ad altro ente compreso nelle categorie indicate nel comma precedente.
In ogni caso dovrà essere assicurata la permanenza della partecipazione maggioritaria al capitale della Banca da parte di enti pubblici o di società la cui maggioranza delle azioni con diritto di voto sia posseduta da enti pubblici.
NUOVA VERSIONE
ART. 3
Il capitale della Banca d’Italia è di 156.000 euro ed è suddiviso in quote di partecipazione nominative di 0,52 euro ciascuna, la cui titolarità è disciplinata dalla legge.
Il trasferimento delle quote avviene, su proposta del Direttorio, solo previo consenso del Consiglio superiore, nel rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza dell’Istituto e della equilibrata distribuzione delle quote.
Dov’è andata a finire la parte (in rosso) che specificava l’obbligo di avere un parte maggioritaria in mano alla Pubblica amministrazione a controllo dell’Istituto stesso?
Il giorno 12/12/2006, responsabili di questa ulteriore infamità, insulto, irrisione, beffa ai diritti dei Cittadini, il sig. presidente della Repubblica sig. Giorgio Napolitano, il presidente del Consiglio sig.Romano Prodi (che lavorava per Goldman Sachs International?), il ministro del Tesoro sig. Tommaso Padoa Schioppa (che lavorava per Goldman Sachs International??),, e il governatore della Banca df’Italia Mario Draghi, quello che era (era???) responsabile della Goldman Sachs International …………
Siamo sicuri che lavoravano per Goldman Sachs International?
E non ci lavorano più????
Questi tomi hanno decretato, non si sa in base a quali motivazioni, cause, finalità, o meglio le finalità si possono bene immaginare, anzi da tempo già circolano voci molto ben informate che i privati che detenevano illegalmente fino a ieri (e legalmente oggi [SI FA SEMPRE PER DIRE]) a breve, molto a breve, cederanno allo Stato ciò che a loro è stato praticamente regalato in una precedentemente fase della procedura strategica, e che è per diritto inalienabile un diritto e un patrimonio dello Stato : la Banca d’Italia, ecco, la vogliono rivendere allo Stato e ai suoi succubi cittadini, una bella, unica irripetibile Banca d’Italia alla tonda cifra di ottocento milioni di euro.
Qualcuno ha visto, letto, sentito, un qualche articolo in merito alla vicenda?
(Per chi vuole divertirsi masochisticamente in fondo all’articolo può trovare il testo integrale del Nuovo Statuto approvato.)
EPISODIO QUATTRO
Claudio Scajola, presidente del Copaco (l’organo parlamentare che controlla i servizi segreti) a Porta a Porta, qualche settimana fa, ha detto che nell’inchiesta milanese su Telecom Italia non si ravvisano intercettazioni illegali. E allora di cosa hanno parlato tutti i media per settimane?. Dice Scajola : < andatevi a guardare l’ordinanza >. Aggiungendo : < se non ci sono intercettazioni illegali non c’è nulla da distruggere, e il decreto legge del Governo, scritto a quattro mani con l’opposizione (tutti d’accordo, quasi tutti), non ha senso>.
Nessuna reazione dai partecipanti. Nulla, sinora nulla, da parte di nessuno dei coinvolti.
La cosa è molto strana e meritevole di indagine.
Scajola si sbaglia perché non considera che un’indagine per intercettazioni illegali si attiva su querela di parte, e quindi la procura aspetta che qualcuno degli intercettati lesi quereli, facendo emergere i nomi contenuti nei fascicoli.
Però anche Tronchetti ha sull’accaduto affermato che Telecom non ha mai fatto intercettazioni illegali, dato che anche l’avvocato di Tavaroli, ha tranquillizzato il ministro Clemente Mastella sul fatto che : < ….. non esistono intercettazioni illegali da distruggere o da conservare in questa inchiesta….>.
E Scajola potrebbe averci azzeccato, ma questo prefigura scenari da tragica fantapolitica e cioè :
In primis che il sig. Tavaroli (Telecom Italia) non ha mai abusato del database e quant’altro degli intercettati di cui disponevano, ma, come gli Ucraini col gas, visto che ce l’avevano in casa ne hanno preso un po’ anche loro, doppiando illegalmente (come si fa con l’mp3) intercettazioni disposte “legalmente”. E se Telecom Italia e Tavaroli ne avessero fatto dei dossier, a futuro uso, questo sì sarebbe un reato.
La magistratura, a rigor di logica, avrebbe impropriamente controllato decine di migliaia di persone e centinaia di migliaia di telefonate, senza alcuna notizia di reato per cui attivare le indagini e le intercettazioni.
E se, e quando, le intercettazioni fossero state richieste dai magistrati non dovrebbero essere distrutte, come vuole il decreto bipartisan, perché non esse sarebbero illegali, ma in usurpazione di diritto e di potere, in quanto appunto prova del reato di abuso d’atti d’ufficio, indagare ed intercettare i cittadini è un compito della magistratura, ma i magistrati per farlo devono avere fondati indizi o prove di reato.
Non si può fare il contrario, indagare ed intercettare i cittadini, tanto poi qualcosa si trova, e una volta trovato qualcosa di reprensibile, poi, a posteriori si autorizzano le indagini già condotte.
Non si può fare, neanche i magistrati lo possono fare .
Perciò se Scajola e Tronchetti avessero visto giusto, allora il decreto del Governo non si dovrebbe chiamare salva-privacy, come ci hanno voluto contrabbandare sulla stampa di regime, ma salva-magistrati.
E la eventuale distruzione di telefonate “legittimamente” intercettate eviterebbe ai magistrati, che le hanno “autorizzate”, di spiegarne le motivazioni.
ELIMINATA LA PROVA, ELIMINATO IL CORPO DEL REATO, ELIMINATO IL REATO.
ACCIDENTI CHE LOGICA!!
E la loro distruzione eliminerebbe le prove di un pluriennale standard procedurale (centomila intercettazioni non si registrano in qualche giorno)di cui parecchi hanno diretta conoscenza. molti hanno ragionevole consapevolezza, ma per tutti gli altri, senza queste prove sarebbe indimostrabile l’esistenza del reato e dell’insana abitudine.
Insomma una magistratura, o almeno parte di essa, che è abituata ad intercettare a suo piacimento, in accordo, più o meno consapevole e tacito, in cui sia gli uni (Telecom Italia), che gli altri (alcuni magistrati) vanno a prelevare quando hanno delle necessità partigiane.
Alcuni magistrati, invece di farsi autorizzare preventivamente indicando tutti i parametri motivazionali, la data d’inizio e di fine delle intercettazioni, e quant’altro previsto per legge, a differenza degli altri infami di Telecom Italia, si legittimano e legalizzano a posteriori.
Il rischio è che potenzialmente ciascuno sia intercettato, spiato, origliato nella sua intimità, ma se si è una persona per bene e non si commettono reati, non si avrà neanche la soddisfazione di saperlo mai.
Qualcuno si domanderà ma che c’entrano questi quattro episodi l’uno con l’altro?Questi avvenimenti non sembrano correlati tra di loro, invece no!, la relazione c’è, eccome, qui si possono rilevare in evidenza una serie di comportamenti, partendo dai meno gravi; si potrebbe citare quello dei magistrati, che infine violano la legge per (fin di bene) per portarsi avanti col lavoro, è una lesione del Diritto in senso lato, delle libertà dei cittadini, è illegittimo, sanzionabile, condannabile, perché sono ravvisabili i reati di falso in atto pubblico, violazione della privacy, abuso d’atti d’ufficio, ma il tasso di malvagità è minimo, semmai si adombra un po’ di voyeurismo..
Ma per quanto riguarda il primo episodio sulle dimissioni del Commissario anticorruzione Gianfranco Tatozzi,
che dire, il fatto è illuminante di per sé della situazione che si sta istituendo in Italia, ed è esemplare nei suoi parametri di progressione realizzativi.
Il secondo fatto sopra riferito rappresenta perfettamente una delle tante circostanze che hanno caratterizzato le tappe di avvicinamento al momento in cui saranno tirate le fila di tutti i giochi, ed identifica perfettamente le qualità dei personaggi in gioco.
Il terzo avvenimento presenta nel loro reale spessore politico, morale, comportamentale, intellettuale, gli attori di una tragica e devastante sceneggiata che partendo dal 1992 arriverà a conclusione entro un paio d’anni al massimo portando allo svuotamento dello Stato in quanto tale e dello Stato sociale in particolare.
E soprattutto il caso riportato è esemplificativo di quali sconcezze sono disposti a compiere questi tangheri pur di raggiungere il loro obiettivo.
Il loro obiettivo è la conquista di ogni più piccolo anfratto del potere dello stato.
Il loro fine è il raggiungimento dell’annichilimento dei valori dello Stato come lo abbiamo inteso a partire dall’inizio del ‘900.
Il loro traguardo è la conquista dello Stato e la contemporanea espropriazione di tutti i diritti che ogni cittadino può vantare alla partecipazione ed alla condivisione dei vantaggi che competono a ciascun partecipante allo Stato.
In un altro Stato e in un altro tempo ormai passati, comportamenti come quello descritti, anche per molto meno si sarebbero chiamati con il loro nome…. Alto tradimento, articolo 90 della costituzione.
E’ in atto dal 1992 un Golpe lento e silenzioso, in cui l’azione di spogliazione dei diritti, dei beni, delle proprietà dello Stato, e al contempo l’esautorazione dalla partecipazione dei cittadini alla conduzione dello Stato procede incessantemente.
Diritti che in origine erano dei cittadini con il tempo sono stati loro sottratti e diventati di proprieta’ o di gestione di società private, multinazionali, o addirittura ignoti (vedi il 5% del pacchetto azionario della Banca d’Italia di proprietà di ignoti…… mah!!).
Azione portata avanti indifferentemente sia dai cosiddetti partiti di centro –destra, come altrettanto indefatigatamente dai cosiddetti partiti di centro – sinistra, chi decide non sono costoro, ma i loro mandanti; infatti come tutti sanno il prodotto non cambia (gli ordini dei mandanti), cambiando l’ordine dei fattori (il governo e l’opposizione).
Va sottolineato che allo smembramento, dilaniazione, disossamento dello Stato hanno partecipato e contribuito più o meno attivamente tutti gli attori istituzionali a secondo del loro ruolo e carica, partiti politici in primis, grande finanza (si fa sempre per dire), sindacati, istituti bancari, magistratura, cooperative bianco – rosse, ordini professionali, Vaticano, stampa, multinazionali, lobbies nazionali ed internazionali, sionisti, presidenti di repubblica delle banane, senatori a vita e senza vita, ciccioline e lussurie varie, ……..a tutti è stata garantita la propria parte del bottino razziato ai cittadini.
Orazio Fergnani